Caso clinico: ipertensione e cefalea

Esaminiamo il caso di una paziente che ho seguito e che lamentava forti mal di testa, senza comprenderne bene la causa. Aveva sofferto di emicranie in gioventù; all’età di 53 anni gli attacchi erano diventati più intensi e insieme abbiamo capito perché.

Paziente donna, 54 anni, in menopausa da 5 anni. È un avvocato, ha due figli. Soffre di ipercolesterolemia e ha familiarità per ipertensione (madre) e per cefalea (padre).

Soffre di emicrania dall’età di 16 anni, con fasi di peggioramento degli attacchi in relazione a stress lavorativo e gestione familiare. Negli anni ha trattato gli attacchi di emicrania (circa 4 al mese) con anti-infiammatori comuni (ibuprofene, paracetamolo) con risoluzione della sintomatologia. Gli attacchi erano caratterizzati da dolore pulsante, a livello dell’occhio e della tempia destra associato a nausea, fastidio per luce e rumori.

 

Giunge alla mia osservazione perché da circa un anno aveva notato un progressivo peggioramento della cefalea con una frequenza anche di 15 attacchi al mese, a volte non sempre localizzati a destra, ma anche su tutta la testa; gli attacchi non sempre regredivano con la usuale terapia farmacologica.

Al controllo ambulatoriale, la pressione arteriosa (PA) era di 168/85 mmHg (ovvero, una pressione arteriosa alta). La paziente in questi anni, poiché “aveva sempre avuto la pressione sotto controllo da giovane”, non l’aveva più misurata con costanza.

Ho pertanto ipotizzato che il peggioramento della cefalea fosse legato a una probabile base ipertensiva. Ho richiesto alla paziente di misurare la PA durante gli attacchi e anche più volte durante la settimana e ho prescritto alla paziente, previo nullaosta cardiologico, terapia a base di beta-bloccanti (farmaco antipertensivo usato dai cardiologici ma anche da noi per la prevenzione dell’emicrania).

 

Dopo qualche giorno, con la normalizzazione della pressione, abbiamo riscontrato un miglioramento della frequenza degli attacchi: da circa 15 a 2-3 attacchi (con le caratteristiche di quelli avuti in età giovanile e valori di pressione nella norma), trattati al bisogno.

 

Quindi, il messaggio da portare a casa è: le donne dopo i 45 anni, e soprattutto coloro che sono andate in menopausa, dovrebbero controllare sempre la pressione arteriosa (anche se da giovani hanno sempre avuto livelli di pressione normali). La PA in chi soffre di cefalea deve essere misurata sia DURANTE l’attacco che in altri momenti della giornata (mattina e metà pomeriggio); può essere molto utile segnare i valori pressori sul diario della cefalea, così poi da valutare insieme al medico curante e/o allo specialista in Cefalee la relazione con il mal di testa e l’eventuale terapia specifica.