Rubrica del mal di testa: emicrania e risonanza magnetica

La dottoressa Roberta Messina ci aiuta a capire come "leggere" i risultati della risonanza (se prescritta per studiare l'emicrania) insieme con il medico, senza preoccupazioni e ansie.

Ai pazienti che soffrono di emicrania molto spesso viene consigliata l’esecuzione di una risonanza magnetica cerebrale con o senza mezzo di contrasto. Talvolta il referto di tale esame riporta: “presenza di piccoli focolai di alterato segnale a livello della sostanza bianca cerebrale di significato aspecifico”. Tale esito spesso desta preoccupazione nel paziente che legge, non riuscendone a comprendere bene il loro significato. Cosa sono queste “aree di alterato segnale”? Bisogna preoccuparsi se presenti? Possono aumentare con il tempo?

 

La sostanza bianca cerebrale è costituita da fasci di fibre che connettono diverse aree del cervello. Con “focolai di alterato segnale a livello della sostanza bianca cerebrale” vengono descritte delle aree che alle immagini di risonanza magnetica T2 e FLAIR presentano un segnale aumentato rispetto alle regioni circostanti.

 

Diversi studi hanno riportato che tali alterazioni si riscontrano con una maggiore frequenza nei pazienti affetti da emicrania, comparendo fin dall’età pediatrica. Numerosi fattori sono stati associati ad un aumentato rischio di tali anomalie, tra cui il sesso femminile, il fumo, la terapia estro-progestinica, la frequenza degli attacchi di emicrania, la durata di malattia e l’aura.

 

Tuttavia, altri studi hanno riportato dati contrastanti dimostrando che tali alterazioni della sostanza bianca sono ugualmente presenti sia nei pazienti con emicranica che in soggetti che non soffrono di cefalea. In particolare, la loro incidenza aumenta con l’aumentare dell’età, circa il 20% di soggetti intorno ai 64 anni presenta tali alterazioni, e in presenza di fattori di rischio vascolare, come l’ipertensione, il diabete, il fumo e l’obesità. Inoltre, tali alterazioni sono state rilevate anche in pazienti con altre forme di cefalee, come ad esempio la cefalea muscolo-tensiva e la cefalea a grappolo.

 

Nei pazienti affetti da cefalea le alterazioni della sostanza bianca sono tipicamente piccole e focali, prevalentemente localizzate nelle regioni vicine alla corteccia cerebrale e ai ventricoli.

 

Alcuni ricercatori si sono domandati se le alterazioni della sostanza bianca rilevate nei pazienti con emicrania potevano peggiorare con il passare degli anni. Ad oggi, lo studio che ha seguito più a lungo nel tempo l’evoluzione di tali anomalie nei pazienti con emicrania registra un follow-up di 12 anni. Questo studio ha dimostrato che negli emicranici le alterazioni della sostanza bianca sono stabili e non vi è un rischio significativo di progressione nel tempo. Tuttavia, è auspicabile che ulteriori studi confermino questo dato.

 

Non vi sono inoltre evidenze che la presenza delle aree di alterato segnale a livello della sostanza bianca cerebrale possa causare problemi di tipo cognitivo.

 

Quale sia la causa per cui alcuni pazienti con emicrania possono presentare tali alterazioni non è ancora nota. Diverse sono le teorie che potrebbero spiegare la comparsa di tali alterazioni tra cui un ridotto flusso ematico, un’aumentata attività neuronale, un alterato metabolismo o un aumentato rilascio di sostanza infiammatorie. Inoltre, è stato dimostrato esserci una predisposizione genetica nel manifestare tali alterazioni. Ampiamente discusso è stato anche l’eventuale ruolo della presenza, a livello cardiaco, di uno shunt destro-sinistro associato a forame ovale pervio. L’assenza di una relazione tra l’entità dello shunt e delle aree di alterato segnale ha escluso una possibile associazione tra questi due fattori. Non vi è, quindi, alcuna evidenza certa a favore dell’intervento finalizzato a chiudere il forame ovale pervio negli emicranici.

 

Ad oggi, sappiamo quindi che il paziente con emicrania può presentare delle aree di alterato segnale a livello della sostanza bianca cerebrale. Più studi sono necessari per chiarire e comprendere meglio i meccanismi che portano alla formazione di tali alterazioni, ma tuttavia i pazienti non devono trarre particolari preoccupazioni dalla lettura di questo dato nei loro referti di risonanza magnetica e possono tranquillamente rivolgersi allo specialista per i chiarimenti del caso.

 

Dott.ssa Roberta Messina

Dipartimento di Neurologia (Direttore: Prof M. Filippi)

Ospedale San Raffaele, Milano